Vieni a esporre nel mio club

A Cromwell Place galleristi e collezionisti s’incontrano e fanno affari. Come a una fiera, ma con più tempo e senza folla

In un mercato dell’arte scosso dalla pandemia di Covid-19, per le gallerie commerciali esistono alternative finanziariamente sostenibili? La risposta sembrerebbe essere sì. Lo scorso ottobre, in cinque palazzine vittoriane nel distretto di South Kensington, ha aperto al pubblico Cromwell Place, un complesso multifunzionale che riunisce gallerie, viewing room, uffici e depositi di opere d’arte. Strutturato come un club con membership, gli organizzatori consentono ai propri clienti, fra questi 14 gallerie internazionali, di affittare gli spazi espositivi da due a sei settimane, offrendo un’alternativa al tradizionale modello della galleria commerciale. Un progetto costato ai suoi fondatori 20 milioni di sterline e in grado di ricreare l’esperienza di una fiera d’arte, ma priva di folle di visitatori e non limitata a una sola settimana all’anno: obiettivo di Cromwell Space, difatti, è quello di «offrire a professionisti dell’arte e collezionisti un luogo dove incontrarsi, collaborare e fare business». «Il Covid ha accelerato tendenze preesistenti, anticipando quello che sarebbe accaduto fra tre o cinque anni, dichiara il direttore esecutivo Preston Benson. Molte gallerie non vedono più i benefici di pagare il 100% del loro affitto e occupare il 100% del loro tempo». Tra le gallerie membri, Lehmann Maupin (Londra, Hong Kong, Seul e New York), Addis Fine Art (Londra e Addis Abeba), Alexander Gray (New York e Germantown) e Ingleby Gallery (Edimburgo). Questo mese lo spazio presenta i progetti espositivi di A3 Arnd Art Agency (Berlino, Londra, Singapore, Melbourne), con lavori di artisti provenienti dal Sud-est asiatico (4-14 novembre) e della londinese John Martin Gallery, con una personale di Andrew Gifford (16-22 novembre).

Federico Florian