Storia provvisoria degli anni ’90

Barcellona. Il Museu d’Art Contemporani de Barcelona (Macba), che in questo tormentato 2020 festeggia i 25 anni, propone fino al 7 febbraio «Acción. Una historia provisional de los 90». La mostra, a cura del direttore del museo Ferran Barenblit e di Aida Roger, propone una nuova lettura degli anni ’90 a partire dalle performance di un centinaio di artisti e dal loro rapporto con le pratiche che caratterizzarono la scena artistica concettuale degli anni ’70. Il caso, il gioco, il ruolo dello spettatore e la propria definizione di azione sono alcuni dei temi abituali degli artisti di quel periodo, insieme alla critica delle idee di produttività ed efficienza proprie del neoliberalismo che stava iniziando a trionfare, all’impatto della pandemia dell’Aids o al rifiuto del servizio militare. «Se gli anni ’80 in Europa avevano rappresentato un ritorno all’ordine e ai formati convenzionali di pittura e scultura ampiamente accettati dal mercato, gli anni ’90 recuperavano gran parte delle esperienze concettuali dei decenni precedenti», spiega Barenblit. Inoltre in Spagna le pratiche performative, particolarmente eterogenee, condividevano inquietudini con la musica sperimentale, la scena parateatrale e la polipoesia. Gli artisti scrivevano la loro storia in tempo reale mediante fotografie, video, testi teorici, diagrammi e pubblicazioni e attraverso intense relazioni personali creavano reti autogestite e autonome che rivendicavano l’arte come spazio per la riflessione critica. «È il momento di ridefinire queste pratiche nel loro insieme, non solo perché la storia di quegli anni non è ancora stata scritta, ma perché molti giovani si abbeverano alle sue fonti senza neanche saperlo», asserisce il direttore che ha scovato immagini e materiale audiovisivo in gran parte inedito, che recupera la memoria di quelle esperienze e aiuta a interpretare l’arte del nostro tempo. Nella foto, «La gallinita ciega» (1992) di Tere Recarens.

Roberta Bosco