Ritratti a sciabolate e pepe satirico

Rovereto (Tn). In parallelo a «Caravaggio il contemporaneo» e non solo in alternativa in caso di fallimento della (dura) trattativa per il prestito da Siracusa del «Seppellimento di santa Lucia» (cfr. lo scorso numero, p. 2) si apre il 14 novembre al Mart-Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto la mostra «Boldini. Il piacere». A cura di Beatrice Avanzi e Tiziano Panconi, visitabile fino al 28 febbraio, la mostra sigla la collaborazione del Mart con il Comune di Ferrara e la Fondazione Ferrara Arte, presieduta, come il museo roveretano, da Vittorio Sgarbi. Un percorso che raccoglie oltre centocinquanta opere provenienti da collezioni pubbliche e private (nella foto, «Giovane donna in déshabillé (La toilette)», 1880 ca), molte dal Museo Boldini di Ferrara, chiuso al pubblico dopo il terremoto del 2012. La sua pittura, dalle caratteristiche pennellate «sciabolate», si costruisce attraverso il viaggio di formazione che da Ferrara porta Boldini a Firenze e Londra, stabilendosi poi a Parigi, luoghi dove conosce i Macchiaioli, Courbet, Manet, Degas… Diventato ritrattista «à la mode», Boldini si afferma come interprete della vita sociale nella Belle Époque con «impulsive sicure doti di pittore e anche un certo pepe satirico», come commentava Bernard Berenson. Un percorso cronologico che parte dai primi dipinti ferraresi e attraversa i molti temi esplorati nella lunga carriera, dal rapporto con Gabriele D’Annunzio, attraverso la musa comune, la marchesa Luisa Casati, alla pittura d’interni e i ritratti a grandezza naturale degli anni parigini.

Camilla Bertoni