Pura modernità

Madrid. «Dal momento che, da Giotto a Cézanne, i movimenti artistici hanno dimostrato che lo spirito non risiede nella natura bensì nell’Io, è giunto il tempo di sviluppare un nuovo stile a partire da questo Io», annunciava l’allora trentenne Theo van Doesburg, tra i fondatori di De Stjil. Dall’11 novembre all’1 marzo il Museo Reina Sofía riscopre l’energia di questo novimento con «Mondrian e De Stjil», realizzata in collaborazione con il Kunstmuseum di L’Aia. Fondata nell’ottobre 1917 da un gruppo di giovani artisti, la rivista olandese «De Stijl» divenne il simbolo del movimento che ne adottò il nome. Raggiunta presto una fama internazionale, De Stjil si affermò come esperienza totale, con lo scopo di abbattere i confini tra arte, architettura, design e scultura. Il movimento attirò artisti internazionali che contribuirono al suo sviluppo attraverso approcci multidisciplinari. La mostra raggruppa opere dei rappresentati del movimento, in particolare di Piet Mondrian (1872-1944), considerato il protagonista della nuova avanguardia. Teorico del movimento, Mondrian sosteneva che la bellezza di un’opera non risiede nell’oggetto rappresentato né nelle modalità figurative, bensì nell’immediato equilibrio tra colori e forme. Superficie pittorica, linea, colore e struttura della composizione diventano così i tratti distintivi della sua opera, che lo portano alle celebri Composizioni (nella foto, «Composizione C (n. III) con rosso, giallo e blu», 1935) e ai risultati minimalisti ancora oggi modernissimi. In piena Grande Guerra la purezza geometrica è il modo per plasmare una modernità che mira alla semplicità delle forme, anticipando molte soluzioni dell’arte e del design del ’900.

Bianca Bozzeda