Pittura di razza

Lynette Yiadom-Boakye su tela e carta

«La pittura a olio ha un carattere molto specifico. È sporca, ha un che di caotico; non ti lascia far fare sempre quello che vuoi. È carnale e imprevedibile: possiede una sorta di qualità umana». Parole di Lynette Yiadom-Boakye, londinese, classe 1977, ex finalista del Turner Prize. Recentemente insignita del Carnegie International Prize, è tra le pittrici viventi più stimate e apprezzate internazionalmente.
Una pittura enigmatica la sua, in cui figure di uomini e donne, perlopiù di colore e interamente immaginate dall’artista, emergono da sfondi cupi e privi di riferimenti spazio-temporali, osservando il visitatore dalla ruvida superficie della tela. Dal 18 novembre al 9 maggio la Tate Britain le dedica una retrospettiva con circa ottanta tra dipinti ad olio e opere su carta degli ultimi due decenni. Intitolata «Fly In League With The Night» e curata da Andrea Schlieker e Isabella Maidment, la mostra comprende alcuni primi dipinti come «First» (2003), creato per l’esposizione di fine anno alle Royal Academy Schools; opere nuove o recenti fra cui «No Need of Speech» (2018), dove due figure maschili rannicchiate si scambiano uno sguardo di sfida o di reciproca intesa.
Sebbene siano la pittura stessa e i suoi presupposti tecnici, storici e materiali a rappresentare una riflessione essenziale nel lavoro dell’artista, il tema della «razza» è sempre presente. Tanto da far dichiarare a lei, donna nera di discendenza ghanese, che «la razza è qualcosa che posso manipolare completamente o reinventare o usare come più mi piace nei miei dipinti».
Dopo la tappa di Londra, la mostra sarà al Moderna Museet di Stoccolma, al Kunstsammlung Nordrhein-Westfalen di Düsseldorf e al Mudam a Lussemburgo.

Federico Florian