Il punto di partenza del caos

Prato. «Litosfera» al Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci (fino al 14 febbraio) risponde al desiderio della curatrice e direttrice del Centro, Cristiana Perrella, di esporre opere di nuova acquisizione del museo che permettano
di lavorare su grandi temi del presente, cogliendo quindi gli spunti di riflessione che un patrimonio «dinamico» può offrire. Non solo i gioielli di famiglia dunque, messi in mostra dalla stessa Perrella per il trentennale del museo, ma progetti posti in dialogo tra di loro e con opere provenienti da altre raccolte, come
nel caso della grande installazione «Produttivo» (2018-19; nella foto) di Giorgio Andreotta Calò che, dopo la mostra all’HangarBicocca nel 2019, l’artista aveva donato, smembrata, a diversi musei dell’Amaci e che ora si trova in gran parte ricomposta, per il tempo della mostra, nell’area espositiva della cosiddetta «curva grande» del museo. L’opera consiste nel riordino e nella catalogazione
di circa duemila metri lineari di carotaggi dell’area del Sulcis Iglesiente (sud-ovest della Sardegna), parte dell’archivio di sondaggi della Carbosulcis. Un orizzonte stratigrafico compreso tra i 350 e i 450 metri sotto il livello del mare, installato
in modo da darci l’impressione di compiere una sorta di viaggio al centro della terra, ma anche all’indietro in un tempo millenario. «A fragmented world» (2016)
il video di Elena Mazzi e Sara Tirelli, realizzato per la Fondazione Golinelli,
è ispirato alla «Teoria delle fratture» di Bruno Giorgini, fisico, nonché direttore responsabile di Radio Popolare e con un passato in Lotta Continua. Punto
di partenza è la previsione dei grandi eventi geologici, quali terremoti o eruzioni di vulcani (qui l’Etna, con suoni e campionature in presa diretta del musicista Giuseppe Cordaro), cercando di cogliere il punto di rottura della stabilità che genera il disastro, il caos, ma estendendo metaforicamente questo principio
a quanto avviene nella società.

Laura Lombardi