Il motore del «divino pittore»

Mentre nel Museo di Santa Giulia a Brescia prosegue fino al 10 gennaio «Raffaello. L’invenzione del divino pittore» (cfr. lo scorso numero, p. 10), nel Castello Sforzesco si apre «Giuseppe Bossi e Raffaello al Castello Sforzesco di Milano» (dal 27 novembre al 7 marzo, catalogo Skira), curata da Claudio Salsi con Alessia Alberti, Giovanna Mori e Francesca Tasso per il progetto «Custodi del mito in Lombardia». Il «mito» di Raffaello si alimentò nei secoli attraverso disegni, stampe e oggetti d’arte ben più che attraverso gli originali, allora difficilmente accessibili. A Milano, in età neoclassica, fu Giuseppe Bossi (1777-1815), pittore, scrittore, collezionista e influentissimo segretario dell’Accademia di Brera, il motore della fortuna del «divino pittore», da lui diffusa con scritti e disegni tratti da Raffaello e anche collezionando disegni dell’Urbinate (oggi alle Gallerie dell’Accademia di Venezia) e ceramiche e sculture «raffaellesche» (oggi al Castello Sforzesco). La mostra ne presenta un gran numero, a partire dai suoi disegni del Civico Gabinetto dei Disegni del Castello ispirati all’opera di Raffaello, in cui oltre al soggetto e alla composizione Bossi evoca la tecnica del maestro per raggiungere un’interpretazione personale dei modi (nella foto, «Danza di putti», inizio XIX secolo). A confronto, sono esposte incisioni di Marcantonio Raimondi dalla Raccolta Bertarelli del Castello e maioliche istoriate del Rinascimento ispirate al patrimonio visivo da lui lasciato. Online sul portale graficheincomune.comune.milano.it il catalogo dei disegni di Bossi e l’inventario di tutte le incisioni da Raffaello conservate negli istituti civici milanesi.

Ada Masoero