Il collezionista che soffiò un Goya a Hitler

Bilbao. La mostra «Obras maestras de la colección Valdés», nel Museo de Bellas Artes fino all’1 febbraio, ricostruisce per la prima volta la collezione dell’imprenditore di Bilbao Félix Fernández-Valdés (1895-1976). La raccolta di circa 400 opere, una delle più notevoli della seconda metà del ’900 per numero di pezzi e per la loro eccezionale qualità, fu dispersa dopo la morte di Valdés in importanti collezioni private e pubbliche, come quella del Museo del Prado. Ora grazie all’esaustiva ricerca affidata dal museo bilbaino a Pilar Silva e Javier Novo, la collezione torna in parte a ricomporsi in una mostra che ne allinea le 79 opere più importanti, databili dal Medioevo all’epoca moderna, di artisti della statura di El Greco, Ribera, Zurbarán, Van Dyck, Juan de Valdés Leal, Francisco de Goya, Mariano Fortuny, Darío de Regoyos, Joaquín Sorolla, Ignacio Zuloaga, Julio Romero de Torres o Agustín Ibarrola. In molti casi si tratta di opere inedite, come una vista della Cattedrale di Parigi di Robert Delaunay e un Sorolla del 1902 (nella foto), mai esposte prima d’ora. Si tratta per la gran parte di dipinti, cui si affiancano esempi magistrali di scultura, come due santi barocchi di Pedro de Mena che si credevano perduti. Di particolare rilevanza l’eccezionale prestito del Prado di «La Marquesa de Santa Cruz» di Goya, sulla cui enigmatica provenienza i ricercatori hanno fornito nuove e preziose informazioni. È infatti emerso che Valdés acquistò il ritratto nel 1947 per un milione e mezzo di pesetas dal governo di Francisco Franco, che nel 1941 aveva comprato il dipinto per regalarlo a Hitler, operazione che tuttavia non fu portata a termine. Valdés iniziò a collezionare nel 1930 e durante la Guerra Civile contribuì a proteggere il patrimonio del museo bilbaino.

Roberta Bosco