Dove i confini sono instabili

Modena. Il lavoro di Willie Doherty si muove in bilico tra fotogiornalismo e arte, lungo i confini geografici politici e religiosi di Derry, la città dell’Irlanda del Nord dove vive ed è nato nel 1959. Cresciuto nei decenni dei Troubles che lacerano il Paese, in una terra contesa «dove la complessità storica e politica ha modellato l’esperienza fisica e psicologica del paesaggio», Doherty punta lo sguardo sui luoghi che hanno visto consumarsi traumi individuali e collettivi e sulla rievocazione dei fatti. Candidato due volte al Turner Prize, è alla Fondazione Modena Arti Visive con la personale «Willie Doherty. Where/Dove», nella Palazzina dei Giardini dal 7 novembre al 31 gennaio (catalogo Franco Cosimo Panini). Curata da Daniele De Luigi e Anne Stewart (coprodotta da Fmav e dall’Ulster Museum di Belfast, dove proseguirà da febbraio, e con il sostegno del British Council), la mostra presenta fotografie e video dagli esordi degli anni ’80 a oggi, compresa un’installazione inedita e site specific. Si ritrovano le barriere di cemento di «Unapproved Road», con il loro carico di tensione e instabilità; le foreste del film «Buried», dove si avverte ancora la paura del conflitto (nella foto); le zone di passaggio di «At The Border, In-Between (Walk Softly, Breathe Gently)», tra Irlanda del Nord e Repubblica di Irlanda, che attraversa per spostarsi tra la sua casa nel Donegal e Derry; gli angoli abbandonati di Derry nel video «Remains», dove i padri accompagnavano i figli per la tradizionale tortura del kneecapping. Le auto di «Border Incident» abbandonate nella campagna fanno pensare al terrorismo; e «Ghost Story», sorta di favola cinematografica, rende il senso di minaccia rinnovato dal ricordo che impatta ancora sul presente. Nella foto, «The Amnesiac», 2014.

C.Co.