Ombre umbre

Perugia. Va sulle tracce del Raffaello che il territorio regionale non ha più e sulla scia della sua lezione nell’800 la mostra «Raffaello in Umbria e la sua eredità in Accademia» a Palazzo Baldeschi a Perugia fino al 6 gennaio. La sezione dal sottotitolo «L’Accademia di Perugia e Raffaello: da Minardi e Wicar al Novecento» propone dipinti (nella foto, «Autoritratto col pappagallo» di Mariano Guardabassi, 1855 ca) e disegni per la cura di Alessandra Migliorati, Stefania Petrillo e Saverio Ricci, coordinati da Giovanni Manuali. Come dice Stefania Petrillo: «il Sanzio da un lato fu modello della scuola purista umbra dell’800 che ebbe il caposcuola nel direttore dell’Accademia Tommaso Minardi, dall’altro fu l’esempio didattico a cui aspirare insieme al Perugino». L’altra sezione, curata da Francesco Federico Mancini, è «immersiva» con immagini digitali ad altissima risoluzione. Un video con voce narrante proietta dodici opere umbre di Raffaello (sono rimaste solo il Gonfalone della Trinità a Città di Castello e la parte superiore dell’affresco di San Severo nell’omonima Cappella perugina), mentre in un secondo video due attori recitano un dialogo immaginario tra Perugino e il Sanzio. Qui hanno operato la Fondazione con la Soprintendenza Archivistica dell’Umbria, quella delle Marche e l’Archivio di Stato cittadino (fondazionecariperugiaarte.it).

Ste.Mi.