Migranti per sorte

Berlino. La Berlinische Galerie mette in mostra dal 28 ottobre all’1 marzo il frutto degli ultimi anni di ricerca sulla provenienza delle opere delle sue collezioni. Il titolo «Provenienze. Il continuo viaggio delle opere d’arte» s’ispira a una citazione del pioniere di questa disciplina, il critico d’arte berlinese Adolph Donath (1876-1937), che le definì «migranti per loro essenza e ineluttabile sorte». Molti musei europei sono impegnati a ricostruire percorsi, tracciare rotte e proprietari, confutare contratti di acquisto irregolari. Negli ultimi anni si è assistito a spettacolari restituzioni di lavori rubati e illegalmente acquisiti, per esempio durante il colonialismo francese o la dittatura nazifascista. In Germania la ricerca s’impegna soprattutto contro la Raubkunst nazista, di cui furono vittima collezionisti, proprietari privati e artisti ebrei; si cerca di ricostruire il buco storico del 1933-45, di cui molti musei s’avvantaggiarono per avviare le proprie collezioni. Questo acribico lavoro è un vanto della Berlinische Galerie, che espone oggi opere di Ima Breusing (1886-1968), Lovis Corinth (1858-1925), Jacoba van Heemskerck (1876-1923), Ludwig von Hofmann (1861-1945), Martel Schwichtenberg (1896-1945), Felix Noce (1904-44) e altri. Nella foto Ferdinand Möller fotografato da Madeline Winkler-Betzendahl con «Schulhaus» di Paul Klee, 1949.

Francesca Petretto