L’Accardi prima in astrazione

Settanta opere rileggono l’intero percorso dell’artista siciliana

È stata una delle figure più importanti dell’arte italiana del secondo ’900 e del primo scorcio del nuovo secolo, eppure a Carla Accardi (Trapani, 1924-Roma, 2014) nessuna istituzione pubblica aveva più dedicato, dopo la scomparsa, una mostra monografica capace di rileggere a fondo quell’attitudine sperimentale e quella coerenza della ricerca che l’hanno condotta a diventare la prima astrattista italiana riconosciuta sul piano internazionale. È il Museo del Novecento a dedicarle (con Electa), dal 9 ottobre al 27 giugno 2021, la mostra «Carla Accardi. Contesti», curata da Maria Grazia Messina e Anna Maria Montaldo con Giorgia Gastaldon, per il palinsesto di Milano-Cultura «I talenti delle donne». Circa 70 le opere in mostra, tra dipinti, plastiche (gli iconici, sperimentali sicofoil) e installazioni, accompagnate da numerosi documenti dell’Archivio Accardi Sanfilippo (intanto a Marsala è in corso la mostra sui due artisti, compagni di vita): materiali che consentono una lettura inedita del suo lavoro, più legata al contesto storico e culturale in cui operò. Il percorso la segue dall’esordio, subito dopo la guerra, nel Gruppo Forma 1 (unica donna) alle «Strutture» brulicanti di segni degli anni Cinquanta; dalle riflessioni analitiche sui colori dei primi anni Sessanta alle plastiche e installazioni, di poco successive. Tocca poi alla ricerca concettuale dei Settanta (gli anni della militanza nel femminismo) e al ritorno alla pittura, nel segno di Matisse, degli anni Ottanta, fino alle ultime ricerche, già nel nuovo millennio.

Ada Masoero