Il mio Caravaggio farà scuola

L’«era Sgarbi» al Mart: «Nel 1978 Burri fu il primo artista a entrare in un museo di arte antica, a Capodimonte. Io faccio l’operazione inversa»

Rovereto (Tn). Vittorio Sgarbi conquista per il Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, di cui è presidente, il «Seppellimento di santa Lucia» dipinto nel 1608 da Caravaggio, proveniente dalla Chiesa alla Badia di Ortigia. In cambio la Provincia di Trento ha stanziato 350mila euro per le indagini diagnostiche e il ricollocamento nel luogo per cui era stata dipinta: la Basilica di Santa Lucia al Sepolcro di Siracusa, in cui dovrebbe far ritorno il 13 dicembre, giorno di santa Lucia. Al Mart il 10 ottobre s’inaugura «Caravaggio. Il contemporaneo» (fino al 4 dicembre), «una mostra epocale, esemplare e di metodo, il cui principio sarà replicato per i prossimi anni dell’era Sgarbi», afferma Sgarbi. Al trasferimento si era opposto un comitato capeggiato da Italia Nostra con l’Archeoclub e il sindaco di Siracusa Francesco Italia, più collaborativo l’assessore alla Cultura Fabio Granata.
Sgarbi, perché quel dipinto?
È l’opera più potente di Caravaggio, fuori dal tempo: nella parte superiore non ha nessuna immagine, solo un fondo tragico che prelude alla morte e rievoca una latomia siracusana. Mi è venuto spontaneo il collegamento morfologico e formale con un Cretto di Burri o con il Grande Ferro che arriverà in mostra dalla Gnam. Burri ha fatto tra l’altro il suo capolavoro a Gibellina in Sicilia: la dimensione di morte che ispira Caravaggio nel Seppellimento di santa Lucia corrisponde a quella di Burri per il Grande Cretto. Con questa mostra inizia l’era Sgarbi del Mart a cui conferirò l’identità di un museo che metta in connessione l’arte antica con quella contemporanea. Burri fu il primo artista nel 1978 a entrare in un museo di arte antica, a Capodimonte, io faccio l’operazione inversa.
Quali sono stati i passaggi?
La riflessione che tutta l’arte sia contemporanea era già iniziata mettendo in relazione al Mart Bernardo Strozzi con Yves Klein, e dopo Caravaggio saranno Raffaello con Picasso e Canova con Mapplethorpe i poli del confronto tra antico e contemporaneo.
Quali altre opere sono messe in relazione con il «Seppellimento di santa Lucia»?
Il Mart ha acquisito il dipinto del 1934 di Cagnaccio di San Pietro che ha per protagonista un giovane naufrago nella stessa posizione della santa Lucia di Caravaggio, opera meravigliosa. Non si tratta di un pittore caravaggesco, ma di un dipinto che ha un contenuto caravaggesco.
La mostra si gioca anche sul parallelo tra Caravaggio e Pasolini su cui lei ha costruito la conferenza-spettacolo che porta in tournée da tempo. Un’intuizione azzardata nel 1970 da Cesare Garboli e condivisa con Roberto Longhi.
Sono stato il primo a collegare Pasolini a Caravaggio, con un articolo uscito sul «Sole 24 ore» nel 1983 e una pubblicazione, Il punto di vista del cavallo, non semplicemente con nessi psicologici ed esistenziali, ma evidenziando la rispondenza tra i volti dipinti da Caravaggio e quelli dei ragazzi di vita di Pasolini. Pasolini è stato allievo di Longhi e si è nutrito della sua riscoperta di Caravaggio. È impressionante la somiglianza tra Ninetto Davoli e il «Ragazzo con il cesto di frutta», tra Franco Citti e il «Bacchino malato», tra il volto di «Amore vincitore» e quello di Pelosi, il suo assassino. Una ricostruzione visionaria avvenuta nella mente di Pasolini come un transfert. Il suo corpo infine venne straziato nel fango come quello di santa Lucia nel dipinto di Caravaggio.
L’opera di Nicola Verlato fa da tramite tra Pasolini e Caravaggio.
Verlato è un pittore superrealista a cui ho commissionato una serie di teleri che rappresentano momenti della morte di Pasolini. Sono opere che vorremmo proporre alla Regione Lazio per realizzare un mausoleo dedicato a Pasolini a Ostia, nel luogo della sua morte. Ci sarà poi uno «sfigurativo» come Nicola Samorì che copia i classici e li sfigura, dove la materia si degrada come accade nella parte inferiore del dipinto di Caravaggio. E ancora le fotografie, quelle di Massimo Siragusa al Grande Cretto e quelle di Dino Pedriali scattate a Pasolini un paio di settimane prima della morte. Il parallelo con i contemporanei avverrà dunque su più piani, quello del dramma, quello della materia e quello della storia.
Il ritorno del Caravaggio sarà dove e quando?
Da presidente del Mart sto portando a compimento un’operazione iniziata da assessore alla Cultura della Regione Sicilia, per avere le analisi sullo stato di salute dell’opera, che solo l’Icr di Roma è in grado di fare, e il suo ritorno nel luogo dove Caravaggio l’aveva pensata, la Basilica di Santa Lucia al Sepolcro, che è però uno spazio più a rischio nel quartiere della Borgata. Sto portando a coronamento la promessa fatta ai frati Minori nel 2019 e alla giornalista e storica dell’arte Silvia Mazza: l’opera tornerà da loro però solo se ne sarà garantita la sicurezza, con un adeguato sistema antifurto se non si vuole proteggere la tela con una teca. E tra le novità della mostra c’è anche la mia volontà di far realizzare una copia in 3D da Factum Arte, che potrà risarcire della sua temporanea assenza.

Camilla Bertoni