Il lustro e l’istoriato

Gubbio (Pg). Attraverso le incisioni Raffaello ispirò anche molti ceramisti del Centro Italia. Di questo influsso e delle sue ramificazioni vuole dare conto «Dal lustro all’istoriato: Raffaello e la nuova maiolica», mostra organizzata dalla Fondazione CariPerugia Arte alle Logge dei Tiratori della Lana di Gubbio fino al 6 gennaio per i 500 anni dalla morte del pittore. Circa 140 i pezzi esposti: dall’ultimo quarto del ’400 fino a ’800 e ’900 con il focus principale sul XVI secolo. Descrive le ragioni della rassegna uno dei due curatori insieme a Franco Cocchi, il conservatore del Museo della Ceramica di Deruta Giulio Busti: «Mostriamo il passaggio dalla tecnica del “lustro” che si sviluppò a Deruta e Gubbio all’innovazione della ceramica “istoriata” scaturita dalla lezione di Raffaello attraverso le incisioni di Marcantonio Raimondi che i ceramisti presero a modello iconografico». Prima del Sanzio a chi guardavano? «La pittura era la loro prima fonte di ispirazione e quindi al Pinturicchio e al Perugino. Dopo, in particolare in Umbria e a Gubbio, nell’istoriato i ceramisti si ispirarono alla pittura raffaellesca, a storie tratte da Ovidio e dalla cultura classica che hanno avuto molta importanza nel lavoro di botteghe come quella di Mastro Giorgio Andreoli». Nella foto, «Apollo e le muse sul Parnaso», 1542, di Francesco Xanto Avelli o un suo collaboratore).

Ste.Mi.