I tormenti notturni del signor Spilliaert

In collaborazione con la Royal Academy of Arts di Londra (dove si è appena chiusa) il Musée d’Orsay presenta dal 13 ottobre al 10 gennaio la mostra «Léon Spilliaert (1881-1946). Luce e solitudine». Perlopiù autodidatta, Spilliaert, lettore di Poe e
di Nietzsche, è un pittore fuori da ogni categoria. Tra Simbolismo ed Espressionismo contemporaneo, i suoi lavori più radicali annunciano l’Astrazione geometrica e il Minimalismo. La mostra si concentra sul 1900-19. Il museo parigino possiede quattro opere maggiori del pittore belga, tra cui uno dei primi autoritratti, del 1903, e due paesaggi notturni di Ostenda, la sua città natale.
Vi si aggiungono prestiti del Metropolitan di New York, della Bibliothèque Royale di Bruxelles e della Collection Mu.ZEE di Ostenda (nella foto, «Autoportrait au miroir», 1908»), per un totale di circa 90 opere. Nelle stesse date, il d’Orsay ospita anche la mostra «Aubrey Beardsley (1872-1898)», organizzata con la Tate Britain (dove si è appena chiusa; cfr. n. 406, mar. ’20, p. 32) e il Victoria and Albert di Londra. È la prima monografica francese dell’illustratore di Brighton, morto a Mentone a 25 anni. Artista dandy, è noto per i disegni in bianco e nero che mettono in scena un universo anticonformista, ispirato a molteplici fonti, dall’arte giapponese al Simbolismo, dagli antichi vasi greci alle stampe francese del ’700. In mostra dalle prime illustrazioni del 1891 agli ultimi lavori del 1898, ad alcuni disegni del 1893 per l’edizione inglese di Salomè di Oscar Wilde.

Luana De Micco