Collezionisti, fate luce

Nel Palazzo Chigi 50 importanti opere barocche da raccolte private

Ariccia (Rm). A Palazzo Chigi, dall’1 ottobre al 10 gennaio, si può visitare «La Luce del Barocco. Dipinti da collezioni romane», ideata e curata da Francesco Petrucci, conservatore Palazzo Chigi in Ariccia e direttore Museo del Barocco Romano, e organizzata dal Centro Europeo per il Turismo e la Cultura di Roma con la collaborazione del Comune di Ariccia e sponsorizzata da Acea S.p.a. Petrucci ha selezionato una cinquantina di oli di autori importanti, provenienti da collezioni private, in parte inediti o poco esposti. «Ariccia stessa, trasformata da Bernini in città ideale barocca, conserva molte opere dell’epoca, in cui prevale un uso eccitante e dinamico della luce, in maniera da coinvolgere il credente, stimolandone i sentimenti come l’immaginazione, spiega il curatore. In un momento così difficile per il nostro Paese, ho pensato a una mostra che potesse incentivare e valorizzare il collezionismo, inteso come agente culturale di rinnovamento della ricerca, motore economico del settore e tramite di arricchimento di collezioni pubbliche, ove spesso le raccolte private confluiscono per lasciti e donazioni». Seppure la mostra sia concepita attraverso vari generi pittorici (ritratti, pittura di figura a soggetto sacro e profano, paesaggi, vedute e nature morte), a collegarle è il filo rosso della «luce». Si tratta di opere provenienti da importanti collezionisti, tanto per fare qualche esempio, Fabrizio Forti Bernini, ultimo discendente del celeberrimo scultore, l’avvocato Fabrizio Lemme (anche opinionista della nostra testata), Valentino Martinelli, studioso di Barocco romano, Pier Luigi Amata, medico e chirurgo plastico, fino all’antiquaria Miriam Di Penta. Tra gli autori, Gian Lorenzo Bernini, Mattia Preti, Agostino Tassi, Gaspar Dughet, Giovanni Baglione, Gregorio Preti, Benedetto Luti, Francesco Cozza, Giuseppe Recco, Pierre Subleyras. Tra le opere spicca un sorprendente «San Sebastiano» (1635-44), di mano di Bernini, che lo coglie a mezzobusto, mentre si torce in un gesto di furore eroico.

Francesca Romana Morelli