Raffaello preso alla Lettera

Inaugura il 18 settembre presso la Villa Capo di Bove sull’Appia Antica la mostra «La lezione di Raffaello. Le antichità romane». L’esposizione, curata da Ilaria Sgarbozza e promossa dal Parco archeologico dell’Appia Antica diretto da Simone Quilici, ruota intorno alla Lettera che Raffaello scrisse, con Baldassarre Castiglione, a Leone X nel 1519. La missiva esortava il papa a «haver cura di quello poco che resta di questa anticha madre» e descriveva al pontefice il progetto di «mettere in disegno Roma antica». Il proposito fu interrotto a causa della morte del pittore, ma la Lettera, documento fondante per la storia della tutela del patrimonio monumentale, archeologico e artistico, conobbe duratura fortuna, testimoniata in mostra da dipinti, incisioni, libri e disegni. Uno schermo consentirà di sfogliare le pagine della Lettera e di ascoltare il suo invito alla preservazione delle «sacre ruine» romane, qui rappresentate in disegni e schizzi da Pirro Ligorio, architetto e studioso, allievo di Raffaello, che alla Regina Viarum e ai suoi sepolcri dedicò preziosi appunti grafici. Quanto mai calzante è la sede della mostra, Villa Capo di Bove, che dal 2008 ospita l’archivio di Antonio Cederna, intellettuale e giornalista che tanto si è speso per la salvaguardia dell’Appia Antica. Nella foto, «La Fornarina visita Raffaello» (1855) di Filippo Bigioli, San Severino Marche, Galleria Comunale d’Arte Moderna.

Arianna Antoniutti