Non siamo diventati più buoni

Milano e Prato. Uno dei mantra ricorrenti all’inizio della pandemia era l’asserzione «ne usciremo tutti più buoni». Non è accaduto, com’era prevedibile, visti i lutti e i disastri all’economia causati dal virus. E un artista profondo come Vittorio Corsini (Cecina, 1956; vive e lavora a Milano, dove è docente a Brera) ce lo rammenta con il suo progetto «Dai su fammi un sorriso», che prosegue fino al 30 settembre nella vetrina di Farsettiarte, sotto il Portichetto di via Manzoni a Milano e (grazie alla collaborazione della galleria con il Comune di Prato) nel Torrione del maestoso Castello dell’Imperatore della città toscana, voluto da Federico II di Svevia. Corsini è ricorso ancora una volta alla parola e ha ideato una serie di sculture formate da scritte al neon, in cui ripete quell’invito. Già lo scorso anno l’artista era intervenuto da Farsettiarte a Milano, trasformando la galleria in un cantiere. Ora scrive il suo invito al sorriso tracciandolo con la grafia di una novantaduenne, frutto dei molti esercizi di calligrafia che un tempo si eseguivano a scuola. Con la sua luce intermittente, la scritta richiama i passanti dalla vetrina, evocando il popolo degli anziani, così duramente colpito dal Covid-19, e suggerendo di avvolgere il prossimo con questo segno d’accoglienza. A Prato, nel Castello, ci s’imbatte nella stessa scritta, declinata però in cinque grafie diverse, come già era accaduto a Cortina nel 2019, dove Corsini aveva invitato cinque famosi ampezzani a trascrivere, ognuno, quella frase gentile.

Ada Masoero