Il cercatore d’oro

Fino al 30 ottobre l’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione (Iccd) ospita «L’oro del tempo», una mostra di Mario Cresci, frutto di una sua residenza presso l’istituto. L’artista ha strutturato nell’occasione un dialogo creativo con i ritratti realizzati tra ’800 e ’900 da Mario Nunes Vais (1856-1932; nella foto, «Senza titolo», 2019, elaborazione di una fotografia di Nunes Vais) e con il fondo di fotografie di sculture greche e romane dell’Iccd. Ha potuto attivare quello che in altre occasioni ha definito il «percorso circolare» nel rapporto con l’opera altrui, in cui «il presente può coniugarsi a elementi di ogni tempo, un tempo dilatato, dove il lavoro si muove attraverso la fotografia dentro la storia dell’arte». L’esito è l’individuazione proprio di quell’«oro del tempo», secondo una formulazione di André Breton («Je cherche l’or du temps»), ispirata a Proust e Bergson, e mirante a indicare l’essenza del tempo come dimensione sospesa, e infine circolare. La messa a punto formale negli scatti proposti è sulla figura umana, contemplata come oggetto di indagine artistica e non come puro documento della realtà. Stessa fantasia immaginativa alimenta i due cicli esposti, in un’iniziativa parallela a quella dell’Iccd, presso la galleria Matéria, nel quartiere San Lorenzo: sotto il titolo di «Combinazioni provvisorie» si possono vedere le fotocopie di frammenti fotografici di «Analogie e memoria» (1980) e la videoinstallazione «Cronistorie» (1970). Entrambi i progetti hanno a soggetto mondo e cultura popolare della Basilicata, regione tanto amata dal fotografo nato a Chiavari nel 1942, da indurlo a viverci per 15 anni.

G.G.