Fabio Mauri professore

L’Aquila. Quell’esploratore dei linguaggi dell’arte intrisi dei drammi della storia qual era Fabio Mauri (1926-2009) «dal 1979 al 1996 ha insegnato in un’unica Accademia di Belle Arti, quella aquilana».
Lo ricorda Maria D’Alesio, docente di storia dell’arte contemporanea ed economia e mercato dell’arte nell’istituto abruzzese che cura una mostra sull’artista in nuovo padiglione intitolato a Mauri che qui insegnava estetica della sperimentazione. In calendario dall’ultima settimana di settembre circa e per un mese, la rassegna è organizzata d’intesa con
la Fondazione Mauri, informa D’Alesio: «Nel giugno 1980 Mauri realizzò una “Gran serata futurista” al Teatro Comunale quando occuparsi di Futurismo non era così frequente. Usò materiali trovati, riprodusse opere futuriste, parteciparono moltissimi studenti. La serata ebbe successo e la ripeté altrove: esponiamo manifesti, foto, documenti e video delle varie edizioni». Altri materiali, tra cui bozzetti inediti, attestano la performance «Che cosa è la filosofia. Heidegger e la questione tedesca»: «La realizzò per la prima volta all’Aquila nell’89 nello spazio di arte contemporanea “Quarto di San Giusta” gestito dal collega Enrico Sconci». L’ultima sala del Padiglione «riprodurrà l’installazione che fece nel Castello Spagnolo nel 2000 su papa Celestino V. Fu anche una riflessione sul bisogno di spiritualità nell’arte». Il catalogo, edito dall’Abaq, prevede testi di Mauri, di colleghi e di ex allievi che hanno imboccato la via dell’arte come Licia Galizia. Nella foto,«Corso di filosofia dell’estetica», 1994, ricamo su stoffa di Fabio Mauri.

Stefano Miliani