Eroticamente platonici

Il lungo sodalizio, nella vita e nell’arte, di Alexej Jawlensky e Marianne Werefkin

Ascona. «Compagni di vita», come recita il sottotitolo della mostra del Museo Comunale d’Arte Moderna di Ascona, Alexej Jawlensky (1864-1941) e Marianne Werefkin (1860-1938) lo furono dal 1892, quando si conobbero a San Pietroburgo, al 1921, quando lui lasciò Ascona, dove vivevano dalla fine della Grande Guerra (e dove lei sarebbe rimasta), alla volta di Wiesbaden, insieme alla domestica Helena Nesnakomova, che gli aveva dato un figlio. Ma i due furono anche, e soprattutto, compagni d’arte, sebbene lei (che oggi ci appare la più dotata) per anni avesse abbandonato la pittura per promuovere il lavoro di lui. Un sodalizio complesso il loro (per Lily Klee «una relazione d’amore eroticamente platonica») che, dopo la Russia, dal 1896 li vide insieme a Monaco di Baviera, dove dividevano il loro tempo con Paul Klee, Alfred Kubin, Franz Marc e con Vassili Kandinskij e Gabriele Münter: con loro trascorsero le estati del 1908 e 1909 a Murnau; con loro diedero vita, nel 1909, all’Associazione degli Artisti di Monaco; con loro condivisero dal 1910 l’avventura del Cavaliere Azzurro. Marianne era stata la prima (nel 1906 quando riprese a dipingere) a scegliere gli à plat di Gauguin e dei Nabis, e anche in seguito avrebbe conservato un’atmosfera simbolista, visionaria e via via più espressionista. La mostra (dal 20 settembre al 10 gennaio; catalogo Prestel), curata da Chiara Folini, li segue dal loro incontro fino alla fine dei rispettivi percorsi e presenta cento opere loro (e alcune del figlio di lui), dalla Lenbachhaus di Monaco, dal Museum Wiesbaden e da altre istituzioni, che ne documentano il ruolo centrale nell’elaborazione dell’Espressionismo e poi le (differenti) virate verso lo spiritualismo: mistico e quasi astratto per lui, di segno cosmico per lei.

Ad.M.