Cessate il fuoco

Berlino. Una mostra speciale della Nationalgalerie degli Staatliche Museen zu Berlin e frutto della cooperazione di Stiftung für Fotografie und Medienkunst con l’Archivio Michael Schmidt è questa «Michael Schmidt: retrospettiva. Fotografie 1965-2014» ospitata fino al 15 febbraio da Hamburger Bahnhof. Museum für Gegenwart. Il fotografo berlinese Michael Schmidt (1945 – 2014) è stato uno dei più importanti nel panorama della fotografia tedesca contemporanea. Come molti della sua generazione, scoprì il mezzo fotografico un po’ per caso e iniziò
a utilizzarlo da autodidatta, negli anni ’60, preferendolo ad altre forme di espressione artistica. Berlino e i berlinesi furono naturalmente l’oggetto delle sue prime osservazioni semidocumentaristiche in bianco e nero: da principio i quartieri di Wedding e Kreuzberg, le loro strade, i locali, i passanti, gli edifici e i loro abitanti in una capitale drammaticamente divisa, di cui raccontava le particolari contraddizioni. Il successo arrivò piuttosto presto: nel 1976 Schmidt iniziò per la Volkshochschule (VHS) di Kreuzberg un laboratorio di fotografia che divenne subito punto di riferimento della scena artistica cittadina, nonché importante forum per discussioni di respiro internazionale. Vent’anni dopo fu invitato a New York dal MoMA (1996), primo fotografo tedesco in assoluto a tenervi una personale. La sua leggendaria serie «Waffenruhe» (Cessate il fuoco) vi era già stata ospitata nel 1988, dopo una prima di successo, l’anno precedente, alla Berlinische Galerie. Questa retrospettiva postuma ad Hamburger Bahnhof presenta in maniera piuttosto tradizionale, ovvero cronologicamente, il lavoro di tutta una vita ed è il primo omaggio che la sua città natale gli rende, 25 anni dopo l’ultima tenutasi ancora alla Berlinische Galerie («Michael Schmidt. Fotografie dal 1965»). Insieme alla sopra citata «Waffenruhe» (1987), saranno presentate nell’ordine le altre celebri serie «Ein-heit» (tradotta in inglese U-ni-ty, 1996), «Lebensmittel» (Generi alimentari, 2012), presentata alla Biennale di Venezia del 2013, con altre fotografie individuali originali e/o inedite, bozze di libri e ancora molto materiale d’archivio, per illustrarne l’evoluzione artistica, fondamentale punto di riferimento per una generazione più giovane di colleghi, soprattutto tedeschi, discepoli formatisi alla sua scuola fatta di continue esplorazioni e molta innovazione. Nella foto, uno scatto dalla serie «Architektur» (Architettura), 1989.

Francesca Petretto