Casa, amara casa

Roma e Pereto (Aq). Paola Capata, direttrice della galleria Monitor di Roma, riapre la stagione continuando la staffetta espositiva Roma-Pereto, inaugurata lo scorso anno con Matteo Fato. Il 25 settembre, infatti, negli spazi capitolini di via Sforza Cesarini inaugura la collettiva «We Don’t Like Your House Either!» mentre il 26 a Pereto apre la personale di Tomaso De Luca (Verona, 1988). Le due esposizioni vanno intese come progetto unitario, ideato dall’artista e curato da Francesco Urbano Ragazzi. Il tema è la ridefinizione dello spazio abitativo, con un inevitabile riferimento al rapporto di amore-odio con la propria casa-prigione, così come lo abbiamo vissuto durante il lockdown. In realtà il tema è assai più ampio ed è sviscerato attraverso i lavori di Patrick Angus (North Hollywood, 1953-92; nella foto, «nn», 1978), Gerry Bibby (Melbourne, 1977) & Henrik Olesen (Esbjerg, 1967), Gina Folly (Zurigo, 1983), Joanna Piotrowska (Varsavia, 1985), A.L. Steiner (Miami, 1967) e Stan VanDerBeek (New York, 1927-84). Il tutto ricucito dagli interventi di Tomaso De Luca, che ripensa l’allestimento di alcune opere o le intervalla inserendo suoi lavori. Nella sede abruzzese, invece, il giovane artista veronese (selezionato quest’anno per il MaXXI Bulgari Prize 2020) si appropria degli spazi di Palazzo Maccafani con un bancone all’ingresso, tramite il quale vengono esposte una serie di foto omoerotiche dalla lunga storia, e una serie di disegni, oggetti, diapositive e maquette in cui la grammatica dell’architettura viene piegata al proprio linguaggio poetico.

Silvano Manganaro