Alieni senza nome

Parigi. Esseri dalle forme vagamente antropomorfe, ma che sembrano usciti da un film di alieni: le bizzarre creature di Izumi Kato sono esposte fino al 10 ottobre da Perrotin. L’artista giapponese (Shimane, 1969) ha iniziato nel 1990 come pittore, poi nel 2003 ha cominciato a dedicarsi anche alla scultura, dapprima in legno, poi con il vinile morbido, il tessuto, la pietra. Nel 2007 ha partecipato alla Biennale di Venezia. Questa è la sua seconda monografica parigina alla galleria della rue de Turenne, che espone lavori del 2019, una serie di «ritratti» delle sue creature sorprendenti, ricordando la libertà tecnica di Jean Dubuffet. Sono tutte «Untitled», poiché la scelta dell’artista è di lasciare piena interpretazione allo spettatore. Sembra che Izumi Kato abbia voluto «convocare un macrocosmo intero per testimoniare la complessità e la bellezza dei mondi che esplora, osserva la galleria. La diversità di forme e di tecniche che presenta mostra la maggiore complessità del pantheon soprannaturale che l’artista sviluppa da quasi vent’anni».

Reclusi dal cielo
Fino al 26 settembre la galleria Perrotin presenta anche il progetto Tehachapi dello street artist JR (Parigi, 1983), famoso per i suoi ritratti giganti di gente comune incollati nelle strade e sui palazzi di mezzo mondo. Nel 2019 JR ha collaborato con la prigione di massima sicurezza di Tehachapi, in California, e ne è nato un immenso murale, con i volti di quarantotto detenuti, visibile solo dall’alto. La mostra di Perrotin documenta per la prima volta il progetto, presentando le foto dei reclusi, gli scatti che raccontano l’avanzamento del progetto e la foto del progetto finale, realizzato nel cortile della prigione, scattata da un drone (nella foto, «Tehachapi, daytime, triptych», 2019).

Luana De Micco