Sander in Sardegna

Monaco di Baviera. Il tedesco August Sander (1876-1964), esponente di spicco di Neue Sachlichkeit e Neues Sehen negli anni Venti e Trenta è anche da annoverare fra i maestri della fotografia del Novecento: il suo «Ritratti del ventesimo secolo» può essere definito uno dei progetti più importanti nella storia universale della fotografia. Nel 1927, già affermato ritrattista di Weimar, intraprese, insieme all’amico scrittore Ludwig Mathar, un viaggio in Sardegna, al tempo ritenuta meta per pochi avventurosi, sconosciuta ed esotica. I due attraversarono l’isola da sud a nord, partendo da Cagliari, in treno o su altri mezzi di fortuna, visitandone i monumenti storici, le chiese, i nuraghi ancora in gran parte non scavati, i paesi in zone remote rimaste per secoli pressoché incontaminate. Il pittore sardo Filippo Figari li aiutò a mettersi in contatto con alcune realtà rurali dagli usi e costumi ancestrali, fra misteriose tradizioni e interpretazioni della religione. Sander se ne fece incantare e scattò oltre 300 fotografie che, accompagnate dai testi di Mathar, avrebbero dovuto confluire in un volume; la pubblicazione non andò mai in porto e il contenuto fu poi acquistato dalla Fondazione Ann e Jürgen Wilde: fino all’8 novembre venticinque di queste stampe originali sono ora esposte alla Pinakothek der Moderne nella mostra «August Sander: Sardegna 1927». Nella foto, «Piccoli contadini a cavallo di un asino», Iglesiente (?), 1927.

Francesca Petretto