Nostalgia del frammento

Dopo Milano (cfr. n. 401, ott. ’19, p. 15), e dopo essere slittata a causa del lockdown, riapre al Museo Nazionale Romano di Palazzo Altemps fino al 20 settembre la retrospettiva di circa 80 opere di Filippo de Pisis (1896-1956), curata da Pier Giovanni Castagnoli con Danka Giacon. A Roma si arricchisce tuttavia di una quarantina tra carte e acquerelli, realizzati a principiare dagli anni dell’adesione alla Metafisica di de Chirico (1916-17) fino all’ultima stagione, segnata dalla malattia nervosa che lo porterà alla morte in un ospedale psichiatrico. Nature morte, vedute urbane (Roma, Milano, Londra, Venezia), paesaggi campestri e marini, o rarefatte fantasie liriche con fiori e piume, vanno così a dialogare con le opere d’arte antica del museo sito nella dimora cinquecentesca degli Altemps. A connettere due mondi espressivi così lontani, la «nostalgia del frammento» tanto cara al pittore ferrarese. Nella foto,
«L’archeologo» (1928), Genova, Galleria d’Arte Moderna.

Guglielmo Gigliotti