Ho cominciato dall’Abc

Dagli Advisual ai Futurtype, l’alfabeto reinventato di Lorenzo Marini, pubblicitario pittore

Venezia. «Ho sempre dipinto senza mai mostrare a nessuno il mio lavoro. Io faccio il creativo e l’arte per me era una sorta di rifugio, come un’amante segreta. Solo da pochi anni ho reso pubbliche le mie opere per esigenza di condivisione». Si presenta così Lorenzo Marini, formatosi all’Accademia di Belle Arti di Venezia prima e laureatosi in Architettura poi, fondatore dell’omonima agenzia di pubblicità Lorenzo Marini group. Di questi silenti anni ora la Fondazione Bevilacqua La Masa, nella sua sede di piazza San Marco e fino al 30 agosto, con l’antologica «Dal silenzio alla Parola» (a cura di Sabino Maria Frassà) illustra gli ultimi 20. Trenta opere scelte che dai primi lavori concettuali proseguono con i cosiddetti Advisual (pubblicità desematizzate) sino all’elaborazione della Type Art, con un’evoluzione cromatica che da «un esercizio di forza del bianco» porta a coloratissimi e variegati alfabeti. Una babele linguistica che va ampliandosi di nuovi segni per essere universalmente compresa. In essa il grafema si spoglia dell’uso strumentale e si fa manufatto artistico. «Pochi anni fa un collezionista mi chiese una lettera, ricorda Marini, ed io realizzai quadro con una grande A. Cominciai quasi per gioco sino a realizzare il mio primo alfabeto, esposto nel 2016 al Museo della Permanente di Milano. Lì lo notò il gallerista George Bergès che m’invitò ad esporre nella sua sede a SoHo (NYC)». Seguono tappe internazionali: il padiglione Armeno della Biennale del 2017, la Western China International Biennale di Hohhot, Miami Art Basel, LA Art Show, l’invito di Ventura Projects al Fuorisalone milanese del 2019 dove Marini dà vita a un’installazione immersiva: Alphacube in cui le lettere diventano pavimento, parete, soffitto. Un successo portato anche allo Spazio Thetis per la Biennale Arte 2019 e oggi riproposto alla Bevilacqua. Né sarà sfuggito, alla fine del lungo lockdown, il contributo festoso della Type Art di Marini che in collaborazione con l’azienda IGPDecaux ha pervaso tram, pensiline, stazioni della metro a Milano, Torino, Roma e Firenze. Dell’alfabeto mariniano nella mostra veneziana non manca una rivisitazione in chiave lagunare (una trifora in guisa di «M», una bricola come «I», il ferro di prua d’una gondola come «F») con, in aggiunta, un’anteprima dei suoi ultimi lavori d’ispirazione futurista. Per suoi Futurtype Marini immagina un’apposita prossima mostra, «magari al Mart di Rovereto o al MaXXi di Roma».

Veronica Rodenigo