Cronista e cromista

Monaco di Baviera. Alla Staatliche Graphische Sammlung è in corso fino al 13 settembre la ricca mostra «K.H. Hödicke. Avanguardia», dedicata a una delle figure più interessanti, al pari di Georg Baselitz e Markus Lüpertz, dell’arte tedesca del secondo dopoguerra, e la cui importanza è stata solo di recente studiata, riconosciuta e valorizzata. La retrospettiva è pertanto un omaggio all’artista, nato nel 1938, la cui sensibilità iniziò a formarsi alla fine degli anni ’50 proprio a Monaco: qui un Karl Horst non ancora ventenne si innamorò dei colori del gruppo Der Blaue Reiter e della libertà espressiva degli Alte Meister esposti nell’omonima Pinacoteca. Quando, poco tempo dopo, si trasferì con la famiglia a Berlino e s’iscrisse all’allora Hochschule für Bildende Künste, non ne dimenticò
le suggestioni e insieme ad alcuni colleghi optò, in una Germania ormai votata all’arte informale e astratta,
per un linguaggio classico ma mai passé, e per una sgargiante espressività di colori, perfetto cronista dei nuovi anni ruggenti della metropoli divisa dalla cortina di ferro. La mostra offre una panoramica completa di tutte le sue fasi di lavoro dall’inizio degli anni ’60 ad oggi, con un focus sui grandi dipinti su
carta degli anni ’70 e ’80. Nella foto, «Grande porta» (1987), Monaco,
Staatliche Graphische Sammlung.

Francesca Petretto