A casa dei granduchi di Lituania

Vilnius (Lituania). Per la quarta volta il Museo Nazionale-Palazzo dei Granduchi di Lituania presenta una mostra della nostra migliore arte, realizzata grazie ai rapporti intrecciati con collezionisti italiani. Quest’anno, riunite nella mostra «From Sacro to Profano. The Giorgio Baratti Art Collection from Milan», vanno in scena fino al 27 settembre 90 opere dal XIV al XVIII secolo dalla raccolta dell’antiquario fiorentino-milanese Giorgio Baratti, che già aveva presentato qui i suoi preziosi dipinti fiorentini. Ora l’orizzonte si allarga all’intera Italia, con dipinti di artisti del peso di Agnolo Bronzino, Santi di Tito, Palma il Giovane, Francesco Cairo, Guido Reni, Luca Giordano, Mattia Preti, Annibale Carracci, Agostino Carracci e altri ancora, oltre a sculture di Donatello e aiuti, del Filarete e di altri, e a due importanti arazzi fiamminghi. Diviso in nove sezioni tematiche, il percorso segue il duplice filone dell’arte sacra (l’opera più antica è una «Madonna con il Bambino» di un maestro toscano della prima metà del Trecento) e di quella profana: dipinti mitologici rinascimentali e barocchi, ritratti, nature morte, fino ai paesaggi e ai «Capricci» del ’700. Esponendo opere di collezioni private, il museo rende omaggio al collezionismo dei Granduchi di Lituania, dei nobili e dell’alto clero locale, i cui tesori sono andati quasi interamente distrutti o dispersi. Conosciamo però gli autori di molti di essi, che oggi sono presenti con opere simili in questa mostra che suona, anche, come un risarcimento per le offese inflitte dalla storia a quegli antichi collezionisti. Nella foto, «Ritratto di Leone X (Giovanni de’ Medici)», di Jacopino del Conte.

Ada Masoero