4.500 gradi Kelvin

«Tutta la materia non esiste che in virtù di una forza che fa vibrare le particelle e mantiene questo minuscolo sistema solare dell’atomo. La materia non esiste, tutto è vibrazione!»: così Max Planck enuncia uno dei principi fondamentali della fisica quantistica, al quale si ispira la ricerca recente dell’artista romano Simone Cametti (1982), focalizzata sul rapporto tra la natura dei materiali e l’artificio. Nella galleria rinnovata da poco, Francesca Antonini presenta, fino al 24 luglio, la terza personale di Cametti, «4.500 gradi Kelvin», un distillato dialogo tra sculture di marmo di diverse qualità e installazioni luminose, concepito come un environment. Il titolo della mostra si riferisce all’unità di misura della tonalità della luce naturale al suo massimo grado di intensità, che si posiziona a livello intermedio tra lo spettro dell’infrarosso e dell’ultravioletto, lo stesso valore luminoso utilizzato da Cametti nella regolazione della luce delle lampade fluorescenti, che determinano l’illuminazione ambientale. Inoltre, una grande struttura modulare di venticinque neon alimentati dall’elio (nella foto), il gas fonte della combustione solare, stimola l’immaginazione dello spettatore a percepire l’universo come qualcosa di vivo, in perenne movimento. Spiccano alcune sculture determinate dalla combinazione di moduli esagonali e dodecaedrici che assecondano la trama geometrica del granito Splendid Gold con cui sono state eseguite, un materiale contenente notevoli quantità di quarzo. Inoltre il gioco tra materia e concezione plastica di queste opere è potenziato dal superamento del confine tra pittura, scultura e design, essendo installate a parete. Cametti vive e lavora a Roma e tra le personali recenti si cita «Media Montagna», presso Spazio K nel Palazzo Ducale di Urbino (2018) e «TINA, One Space One Sound 12» all’Auditorium Parco della Musica di Roma (2017).

F.R.M.