Yasmina e la bestia

Parigi. «È una storia tra due rive, quella del Marocco di ieri dove i materiali sono a livello del suolo e dei corpi, e quello di oggi tra calcestruzzo e palazzoni». Si muove lungo queste direttrici «La Bête, un conte moderne de Yasmina Benabderrahmane», lavoro che l’artista marocchina (nata nel 1983 in Francia, a Rueil-Malmaison) ha realizzato dopo essersi aggiudicata il Prix Le Bal de la Jeune Création avec l’Adagp 2019, premio destinato al sostegno di progetti a lungo termine. Il risultato è esposto fino al 12 aprile a Le Bal, che con Mack Books pubblica il libro che accompagna la mostra. Nel 2012 Yasmina Benabderrahmane torna nel suo Marocco dopo 12 anni di assenza per mappare i cambiamenti del Paese, con uno sguardo che, combinando film e fotografia, procede tra vecchio e nuovo. Da un lato «la bestia» che stravolge la fisionomia del territorio avanzando col suo cemento lungo la valle del fiume Bouregreg, verso la foce tra Rabat e Salé, dove è in corso una grandiosa ripianificazione urbana; dall’altro le tradizioni di una terra ancestrale, dalle pendici dell’Atlante alla zona desertica intorno a Chichaoua, tra i villaggi immutabili nel tempo, dove l’esistenza è ancora scandita da gesti potenti e antichi come l’uomo. Nella foto, «Danse», dalla serie «La Bête».

Chiara Coronelli