Un’audace prima donna

Nel palinsesto «I talenti delle donne», l’americana Margaret Bourke-White (1904-71) è oggetto di due rassegne. Tuttavia, se il CMC-Centro Culturale di Milano ha accostato il suo lavoro a quello di Dorothea Lange (cfr. lo scorso numero, p. 9), Palazzo Reale dedica a lei sola, dal 18 marzo al 28 giugno, la retrospettiva «Prima, donna. Margaret Bourke-White fotografa», curata da Alessandra Mauro e prodotta da Milano-Cultura, Palazzo Reale e Contrasto (cui si deve anche il catalogo), in collaborazione con Meredith Corporation, detentrice dell’archivio storico di «Life». Le oltre cento immagini in mostra sono suddivise in dieci gruppi, ciascuno accompagnato da documenti personali che gettano una luce sulla personalità di una donna capace di farsi largo, in quegli anni, in un universo maschilista e competitivo quale era quello del fotogiornalismo, conquistando numerosi primati: la Bourke-White fu, infatti, il primo fotografo straniero ad avere il permesso di scattare foto in Urss, la prima corrispondente di guerra donna, la prima a entrare nel campo di concentramento di Buchenwald appena liberato e, anche, la prima donna fotografa per il settimanale «Life», oggi partner della mostra. Nel percorso scorrono la copertina del numero del 23 novembre 1936 con la sua possente immagine della «Diga di Fort Peck» nel Montana e le foto della seconda guerra mondiale, i ritratti di Stalin, di Gandhi e di tante altre personalità del ’900, i suoi incontri con scrittori e letterati (primo fra tutti Erskine Caldwell, poi suo marito) e le collaborazioni con altri grandi della fotografia, da Alfred Eisenstaedt a Lee Miller. Audace e spericolata nel suo lavoro (celebre l’immagine del 1934 in cui la si vede intenta a fotografare la città stando in bilico su una gargolla, al 61° piano del Chrysler Building di New York), la Bourke-White dimostrò un coraggio quasi temerario spostandosi per i suoi reportage in moltissimi scenari di guerra: nella Cecoslovacchia invasa dai nazisti e poi, durante il secondo conflitto mondiale, fu tra l’altro presente, nel 1941, all’assedio tedesco di Mosca. Nel 1943 fu la prima donna ad accompagnare i caccia americani durante i bombardamenti, fotografando uno dei loro più violenti attacchi all’esercito tedesco, e fu anche in Italia, lungo la Linea Gotica. Sarebbe poi stata reporter della guerra di Corea e delle rivolte sudafricane, convinta com’era della funzione politica ed etica della fotografia. Memorabili, a questo proposito, restano i suoi scatti degli anni della Grande depressione o i reportage dal Sud degli Stati Uniti, lacerati dai problemi razziali. Nella foto, «Montana» (1936).

Ada Masoero