Tra Barocco e Neoclassicismo

Alla Citroniera una mostra ridisegna storia e geografia della modernità

Venaria Reale (To). Una mostra di respiro europeo, «Sfida al Barocco 1680-1750. Roma Torino Parigi», progettata dalla Fondazione 1563 per l’Arte e la Cultura, organizzata dal Consorzio delle Residenze Reali Sabaude e affidata alle avvedute cure di Michela di Macco e Giuseppe Dardanello, affiancati da un comitato scientifico internazionale e con la collaborazione del Louvre, è ospitata alla Venaria Reale dal 13 marzo al 14 giugno. La rassegna rappresenta il risultato del progetto di ricerca «Antico/Moderno. Roma, Torino, Parigi, 1680-1750», varato nel 2013 dalla Fondazione 1563, e presenta 200 dipinti, sculture, arazzi, disegni, incisioni, arredi e oggetti provenienti da musei, istituzioni e collezioni private. Esposte in 15 sezioni, le opere mettono a confronto il diverso sguardo degli artisti verso la Storia, la Natura e i modelli della tradizione (inclusi quelli del primo Barocco), e si devono ad artisti come Maratti, Gaulli, Subleyras, Pannini, Batoni, Chardin, Boucher…, ovvero a maestri la cui opera segnò tappe fondamentali nella ricerca figurativa di un periodo poco considerato, stretto tra le due fasi «maggiori» note per convenzione sotto i nomi di Barocco e Neoclassicismo.
Michela di Macco spiega: «La sfida al Barocco coincide con la riflessione sul moderno. Attraverso le sezioni è possibile seguire i canali attraverso i quali si sviluppano i pensieri artistici della modernità», il modo in cui gli artisti formulano soluzioni espressive inedite. Inedito è anche l’ordinamento che ispira la sequenza espositiva, invitando a rivedere le idee più o meno preconcette che abbiamo sul Barocco e sui suoi «modi», spesso ancor oggi travisati. Al focus temporale 1680-1750 fa da complemento quello spaziale, incentrato sul ruolo di tre città capaci di favorire una rigenerazione delle arti. «Roma, spiega ancora Di Macco, cerca il Naturale nell’Antico senza mai perdere di vista il patrimonio dei modelli, Parigi cerca nuovi riferimenti e un diverso impiego dei modelli confrontandosi direttamente con il Naturale», mentre Torino, assurta al rango regale nel 1713, con Juvarra aggiorna l’urbanistica della città e diventa laboratorio del nuovo grazie all’allestimento di una galleria delle scuole pittoriche italiane contemporanee che permette di ridefinire i rapporti tra «anciens et modernes». E se gli strilli pubblicistici che propagandano oggi qualsiasi evento corrispondono di rado alla realtà dei fatti, in questo caso si può ben dire che alla Venaria sia davvero presentato «uno straordinario percorso verso la modernità», capace di restituire la complessità di un’epoca mal compresa e di ridisegnare una geografia storico artistica in cui Torino conquista un ruolo capitale. Una nota, infine, sul logo della mostra che pare memore della passione che l’età del Concettismo ebbe per la sigla enigmatica e compendiosa, un ideogramma di un qualcosa capace di buttar all’aria e dissolvere i luoghi comuni.

Alessandra Ruffino