Storditi e confusi

MIA Photo Fair celebra gli anni ’80 e ’90

Compie dieci anni MIAPhoto Fair, la prima e più importante fiera italiana dedicata alla fotografia d’arte, diretta da Fabio Castelli e Lorenza Castelli, che si tiene quest’anno dal 19 al 22 marzo, sempre negli spazi di The Mall, ai piedi delle torri di Porta Nuova. Degli 87 (al momento in cui scriviamo) espositori, selezionati dal comitato scientifico, formato da Fabio Castelli, Gigliola Foschi ed Enrica Viganò, il 30% è straniero, con una netta prevalenza di gallerie europee ma con presenze anche da Russia, Marocco, Turchia, Israele, Stati Uniti (Barry Friedman Collection, New York; Photo Independent, Los Angeles) e dall’Australia (Preface Gallery, Perth), mentre per evidenti ragioni è stata cancellata la presenza prevista di Lele Gallery, Shanghai. Nei giorni di MIA Photo Fair si terrà, nella stessa sede, la mostra «Beyond Photography Italia/Anni Settanta», in cui il curatore, Elio Grazioli, esplora il passaggio cruciale che, sul finire degli anni ’60, vide la nostra fotografia transitare da un ruolo documentario e di reportage a quello di linguaggio artistico a tutti gli effetti, grazie alle sperimentazioni degli esponenti delle avanguardie del tempo. Il percorso si articola in otto stand monografici di altrettante gallerie (Galleria Clivio, Die Mauer, Galleria Elleni, Galleria del Cembalo, Il Ponte, Galleria Melesi, Photo & Contemporary, Galleria Six) che presentano alcuni dei protagonisti di quella stagione, da Lamberto Pignotti, Gianfranco Chiavacci, Aldo Tagliaferro a Paolo Gioli, Luca Maria Patella, Luigi Erba, Franco Fontana e Michele Zaza.
L’immagine coordinata del decennale è firmata dal fotografo britannico Rankin, artista, regista ed editore (della rivista «Dazed and confused», fondata nel 1991) che, da fotografo, si muove tra immagini documentarie e ritrattistica, conservando ovunque l’identico approccio audace, eccentrico e sperimentale. Spesso circonda, infatti, i soggetti delle sue immagini con forme coloratissime o con testi, oppure (come accade nel progetto «Saved by the Bell», realizzato per «Hunger Magazine» insieme al make up artist Andrew Gallimore), si serve di colori pop e di pattern grafici, anche tridimensionali, applicati sui volti dei soggetti. Un richiamo evidente alla cultura degli anni Ottanta e Novanta, com’è confermato dal titolo del progetto, mutuato da una sit-com in voga negli Stati Uniti alla fine degli anni Ottanta.

Ada Masoero