Sorprese sardo-sabaude

Un’originale lettura degli scambi artistici tra Piemonte e Sardegna

Nuoro. Dal 13 marzo al 14 giugno, con «Il regno segreto. Sardegna-Piemonte: una visione postcoloniale» il Man ricorda l’arrivo dei Savoia sull’isola (1720). In un inedito crossing tra testimonianze artistiche e documentarie, il curatore Luca Scarlini indaga «la nascita di un’arte sardo-sabauda di grande interesse. Nonostante la popolazione locale lo abbia spesso sottovalutato, i Savoia ebbero sempre un occhio di riguardo per gli artisti e gli intellettuali sardi, anche dopo l’Unità d’Italia», precisa Scarlini. «Gli artisti più talentuosi diventarono spesso illustratori nelle case editrici piemontesi, come accadde ad esempio a Carlo Chessa, padre del celebre artista Luigi. La grande Edina Altara, una specie di Frida Kahlo sarda, fu tra le più note illustratrici déco con il marito piemontese Vittorio Accornero e in seguito disegnatrice di ceramiche. A proposito di ceramica, un caso interessante è quello dell’azienda Lenci, rilevata dopo la crisi del ’29 e rinominata Essevi da Sandro Vacchetti, che andò a cercare ispirazione proprio nella tradizione sarda, tanto da produrre ad esempio un’inedita Maria José in abito di Desulo. Si deve del resto ai Savoia anche la prima rappresentazione cartografica dell’isola, mentre possiamo considerare i biellesi Sella gli “Alinari sardi”».
Strutturata in quattro sezioni, la mostra inizia con la produzione cartografica, architettonica e monumentale della Sardegna sabauda. Spiccano tre grandi vedute di Giovanni Michele Graneri provenienti da Palazzo Madama (1747), la celebre Carte Géologique de l’Ille de Sardaigne di Alberto Della Marmora (1856) e le fotografie di Ettore Sottsass dedicate all’architettura cimiteriale. La seconda sezione indaga l’illustrazione e si avvale del fondo Pintori (grafico e illustratore della Olivetti di Ivrea) conservato al Man. Le ultime sezioni ricostruiscono la nascita del cinema sardo e propongono anche un film di animazione sugli illustratori locali realizzato dalla Fondazione Film Commission Sardegna.

Elena Franzoia