Raffaello berlinese

Berlino. «Raffaello a Berlino. Capolavori del Kupferstichkabinett» è il titolo della mostra che anche la Galleria di Disegni e Incisioni dei Musei Statali di Berlino al Kulturforum dedica al pittore urbinate in seno alle celebrazioni per il cinquecentenario della sua data di morte. Fino all’1 giugno si potrà vedere un piccolo, assai significativo gruppo di disegni del giovane Raffaello (nella foto, «Plutone», 1517-18) e di alcuni colleghi attivi nella sua cerchia: anzitutto del suo maestro Perugino, poi di altri, in seguito divenuti celebri allievi formatisi nella sua bottega, come Giulio Romano, infine di collaboratori come l’incisore Marcantonio Raimondi. Le 100 opere in mostra, fra disegni, incisioni e stampe custoditi e protetti nel sancta sanctorum del museo berlinese, e perciò assai di rado esposti a beneficio del grande pubblico, sono prove eccezionali di un’epoca di grandi talenti e, nello specifico, del genio e della mano di un vulcanico ancorché giovanissimo Raffaello che utilizzava carboncino, sanguigna, tecnica mista per studi preparatori al lavoro su tela, riproducendo su carta e pergamena muscoli, espressioni e movimenti che avrebbe poi riportato in celebri dipinti: ciò che per lui era lo schizzo di un dettaglio ripetuto da ogni angolazione, è per noi oggi eccezionale opera d’arte e preziosa testimonianza. La mostra del Kupferstichkabinett completa la presentazione speciale inaugurata il dicembre scorso «Raffaello a Berlino. Le madonne della Gemäldegalerie» (cfr. n. 403, dic. ’19, «Il Giornale delle Mostre», p. 23).

Francesca Petretto