Questa poesia non è nostra

Villeneuve d’Ascq. Il Lam-Musée d’art moderne, d’art contemporain et d’art brut presenta fino al 5 luglio una retrospettiva, la prima così importante in un museo francese, dedicata a William Kentridge, disegnatore e incisore sudafricano (nato a Johannesburg nel 1955), noto anche per i suoi film animati. La mostra «William Kentridge. A poem that is not our own», realizzata in stretta collaborazione con l’artista, allestisce anche opere mai esposte in Europa, come la serie di disegni realizzati per i decori della pièce teatrale «Sophiatown» (1986-89) che mette in scena la demolizione del quartiere nero di Johannesburg. Kentridge, che ha studiato scienze politiche prima di frequentare a Parigi la scuola di teatro e mimo Jacques Lecoq, è un artista prolifico che esplora tecniche diverse: scultura, acquarello, video, installazione, performance. La sua è un’opera poetica che tratta di temi forti: apartheid, migrazione, decolonizzazione. Il Lam presenta uno dei primi film di animazione di Kentridge, del 1985, «Vetkoek-Fête Galante», dove l’artista mette a punto la sua tecnica particolare, che chiama «animazione del povero», basata su foto e disegni a carboncino. Sono esposte anche opere recenti, come l’installazione «O sentimental machine», del 2015, in cui Kentridge restituisce l’anticamera dell’Hotel Splendid Palas dell’isola Büyükada, nel Mar di Marmara, dove Trotskij visse in esilio dal 1929 al 1933. È anche esposta la spettacolare «The Head & The Load Kaboom!» (nella foto), già presentata alla Tate Modern nel 2018, sul ruolo poco noto del Sudafrica nella seconda guerra mondiale.

Luana De Micco