Pessimista con ironia

Saint-Paul de Vence. Jacques Monory è morto il 17 ottobre 2018, a poca distanza da Eduardo Arroyo. In pochi giorni la Figuration narrative perdeva due dei suoi principali esponenti. La monografica della Fondation Maeght, intitolata semplicemente «Jacques Monory» è la prima mostra dedicata all’artista francese dalla sua morte. Nato a Parigi nel 1924, con la serie «Meurtres» («Omicidi»), del 1968 Monory s’inserì a pieno titolo, insieme anche a Hervé Télémaque ed Erró, nella Figuration narrative, in movimento nato in Francia nei primi anni Sessanta in opposizione all’astrazione e alla Pop art americana. Secondo il museo, Monory fu «il solo pienamente narrativo» degli artisti del gruppo. La Fondation Maeght (che già gli aveva dedicato una mostra nel 2009) propone ora dal 28 marzo al 14 giugno una retrospettiva non cronologica curata dalla storica dell’arte Laurence d’Ist. Le scene enigmatiche dipinte da Monory sono dominate dal colore blu. L’artista si ispirò molto al cinema e in particolare ai thriller degli anni Cinquanta: nel dipinto «Couleur n. 1» (nella foto), del 2002, incluse anche il manifesto di «Gun Crazy» («La sanguinaria» per l’Italia), film noir di J.H. Lewis del 1950. Realizzò tele di grande formato, accostando talvolta paesaggi urbani, distese naturali, scene tratte dall’attualità e immagini storiche, come in «Death Valley», del 1974. Monory si interrogò sempre sulla realtà del mondo: «Un pessimismo fondamentale, tinto di ironia graffiante, scrive il museo in una nota, vi coesiste insieme al fascino per il vuoto».

Luana De Micco