Pensiero stupendo

Il 1978 in Italia è un anno denso di eventi: Aldo Moro viene rapito e ucciso dalle Brigate Rosse, Peppino Impastato è assassinato dalla mafia, viene approvata la legge sull’aborto, si dimette il presidente Leone, accusato di essere implicato nello scandalo Lockheed, si conclude il processo ai capi storici delle Brigate Rosse, papa Luciani muore dopo un mese di pontificato e gli succede Karol Wojtyla. Da quell’anno impervio Andrea Salvino estrapola la canzone di Patty Pravo «Pensiero stupendo» e il caso Moro per tessere una personale alla Richter Fine Art («E tu E noi E lei Fra noi Vorrei Non so») aperta fino al 27 marzo. L’artista romano, classe 1969, che vive e lavora a Berlino, da sempre nutre un forte interesse per l’immagine annodata alla storia, soprattutto a quella di fine anni ’70, recuperando il linguaggio esplicito di maestri ottocenteschi ma anche la fotografia di cronaca. Nell’appartamento covo dove Moro fu prigioniero, i brigatisti rossi ascoltarono davvero quella canzone in cima all’hit parade del ’78? «Non c’è nessuna connessione certificata tra i due fatti, asserisce Salvino, esiste solo un anno in comune e le persone che hanno ascoltato quel brano e hanno ucciso». La mostra si compone come un collage, in cui quadri (uno nella foto), disegni e sculture di formato diverso mescolano particolari di un modo dolente, violento, incongruo, talvolta in modo casuale o leggero, restituendo così la complessità della nostra storia e la necessità di leggere al di là delle apparenze, oltre la cornice dei fatti, come le immagini di natura diversa tra loro fatte vivere nello spazio bianco tra le opere la cornice.

Francesca Romana Morelli