Patria, cioè casa

«Heimat» si potrebbe tradurre con i nostri «casa» o «patria», ma nella lingua tedesca questa parola porta in sé significati ancora più profondi, legati al sentimento e all’interiorità. Meglio «luogo d’appartenenza», dunque, o «patria del cuore». Per Peter Lindbergh (1944-2019), Heimat era il panorama industriale di Duisburg, la città tedesca dov’era cresciuto (era nato a Lezno, in Polonia; vero nome Peter Brodbeck) e a quel mondo fatto di metallo, ciminiere, cemento e smog, che modellò il suo immaginario, il fotografo, scomparso lo scorso settembre, ha dedicato il progetto che ora dà il titolo alla mostra «Heimat. A Sense of Belonging» (fino al 2 agosto), che Giorgio Armani ha voluto curare personalmente per Armani/Silos, con la Fondazione Lindbergh. Erano molte, infatti, le affinità che li legavano. Come spiega Armani, «essere senza tempo è una qualità cui aspiro e che Peter possedeva. Con questa mostra voglio rendere omaggio a un compagno di lavoro meraviglioso». Dopo gli studi d’arte a Berlino e Krefeld, Lindbergh si era formato, in fotografia, nel linguaggio asciutto della scuola di Düsseldorf, ed era presto entrato nel gotha della fotografia di moda lavorando per «Stern», per trasferirsi nel 1978 a Parigi. Intorno al progetto «Heimat», che ne è il cuore, la mostra presenta, in apertura, i ritratti di «The Naked Truth» e in chiusura le immagini di «The Modern Heroine», omaggio di Lindbergh al potere della donna contemporanea. Nella foto, «Lynne Koester, Paris 1984».

Ada Masoero