Pane, vino e pace

La data di apertura della prima mostra del nuovo team al timone della Kunsthalle di Vienna, l’8 marzo, non è casuale e si offre come una sostanziale indicazione programmatica: siamo donne, eccoci qua. Mitteleuropee, a perte alle contaminazioni, alla cooperazione e alle intersezioni anche di genere, già nel titolo dell’esposizione, Ivet Ćurlin, Nataša Ilić e Sabina Sabolović guardano al presente, alla mutevole idea di felicità, sullo sfondo di neocolonialismo e femminismo, ecologia e crescita economica. Il titolo «…von Brot, Wein, Autos, Sicherheit und Frieden» («…pane, vino, automobili, sicurezza e pace») è ispirato al libro Globalization and the Manufacture of Transient Events dell’artista e autore libanese Bilal Khbeiz, che nel 2003 indicava con questo elenco ciò che una larga parte del mondo non poteva sperare di raggiungere: «La realtà è che anche a distanza di 17 anni ognuno di quegli elementi si è allontanato dal nostro orizzonte o ha rivelato aspetti negativi, come le automobili, dicono le curatrici. Però non serve piangersi addosso, bensì ripensare il concetto di qualità di vita». Realizzata sia nella sede dentro al Museumsquartier, sia nella non lontana dépendance sulla piazza San Carlo, la mostra espone fino all’8 maggio una trentina di artisti che negli ultimi 15 anni hanno lavorato con il trio Ćurlin-Ilić-Sabolović: da Marwa Arsanios a Ines Doujak, da Tim Etchells a Oliver Ressler, a Daniel Spoerri, Hito Steyerl, Milica Tomic, Adji Dieye.

Flavia Foradini