Ologrammi americani

Parigi. Fino al 21 marzo David Zwirner presenta i nuovi lavori di Jordan Wolfson nella mostra «Artists friends racists», che è anche il titolo dell’ultima installazione in cui il quarantenne l’artista newyorkese continua a esplorare la cultura e la società americana (nella foto una veduta). Wolfson crea un universo complesso e controverso a partire da tecnologie digitali ultramoderne, creando immagini virtuali col sistema CGI (Computer-genered imagery) o animando pupazzi con il metodo dell’animatronica, come la «Female Figure» del 2014, presentata nel 2017 allo Stedelijk Museum di Amsterdam. In «Artists friends racists», Wolfson elabora delle immagini olografiche col sistema Hyper VSN 3D, usato ad esempio per fare pubblicità nei negozi: l’installazione è composta da una serie di ventilatori alle cui pale in movimento sono fissate luci led, munite di microchip che permettono un’illuminazione prestabilita. Con la velocità della rotazione le pale diventano invisibili all’occhio, mentre compaiono immagini olografiche che sembrano sospese nel vuoto. Sono proiettate parole come «Friends» o «Racists», personaggi animati, immagini banali (un cucciolo, il disegno di un cuore), alternate a immagini violente. La galleria della rue Vieille du Temple definisce l’opera al tempo stesso «enigmatica, comica e inquietante».

Luana De Micco