Obiettivo di coppia

Lugano (Svizzera). La sede appena rinnovata del Masi-Museo d’arte della Svizzera italiana, in Palazzo Reali, presenta, dall’1 marzo al 14 giugno, «Harry Shunk e János Kender. L’arte attraverso l’obiettivo (1957-1983)», prima retrospettiva svizzera dei due fotografi. Coppia nella vita e nel lavoro, Shunk e Kender documentarono il mondo dell’arte d’avanguardia, tra la Parigi dei secondi anni ’50, dove incontrarono le galleriste Iris Clert, musa dei nouveaux réalistes, e Ileana Sonnabend, che presentò loro Andy Warhol e Claes Oldenburg, e la New York del 1968 e dei primi anni ’70. Davanti al loro obiettivo scorre la generazione di artisti (cui anche loro appartenevano) che predicava la liberazione sessuale e la rivolta artistica, spingendosi in territori espressivi sempre più audaci. Nella mostra, realizzata dal Centre Pompidou in collaborazione con il museo luganese, e curata da Julie Jones, Stéphanie Rivoire e Chloé Goualc’h, sfilano Andy Wahrol, Robert Rauschenberg, Christo e Jeanne-Claude, Yves Klein, Daniel Spoerri, Niki de Saint Phalle, Jean Tinguely, Yayoi Kusama e altri protagonisti di quella cultura. Le tre sezioni, «Intimità», «Il corpo in azione», «Nuovi spazi», esibiscono 450 fotografie e documenti originali, tra ritratti, immagini di performance e d’inaugurazioni di mostre, dal fotomontaggio di «Le Saut dans le vide» di Yves Klein, agli scatti che lo riprendono mentre realizza le «Anthropométries», dai colpi di carabina della Saint Phalle per «Feu à volonté» alle cene di Spoerri, fino alle performance milanesi del 1970, decimo anniversario, e congedo, del gruppo francese. A New York entrano in scena gli happening di Yayoi Kusama, le coreografie di Trisha Brown e i 27 artisti del progetto di Pier 18, realizzato nel 1971 da Willoughby Sharp, i cui scatti sarebbero stati esposti l’estate successiva al MoMA, nell’unica mostra che li celebrò quand’erano entrambi in vita e prima della loro separazione, nel 1973. Nella foto, «Ultra Violet, New York», 1967-70 ca.

Ad.M.