Metamorfosi matissiane

Nizza. L’opera scultorea di Matisse, forse meno nota delle pitture e dei papiers découpés, è stata raramente al centro di mostre. È dunque a questo aspetto meno conosciuto del lavoro del grande maestro fauve che è dedicata «Matisse-Metamorfosi», mostra realizzata in collaborazione con la Kunsthaus di Zurigo e allestita al Musée Matisse fino al 4 maggio. Il percorso espositivo si sofferma sulle fonti di ispirazione di Matisse (Rodin, Michelangelo, la scultura antica…) e sui principi formali della sua opera, come la sinuosità, che lui chiamò «arabesco», di cui «La Serpentine» del 1909 è uno degli esempi più eleganti, o la semplificazione e la deformazione delle forme. Il rapporto che Matisse (1869-1954) ebbe con la scultura, e il ruolo che questa svolse sul resto della sua opera, è ancora dibattuto. Sul finire di carriera, Matisse disse che «scolpiva come un pittore», mettendo la scultura al servizio della pittura. Attraverso l’analisi del processo creativo la mostra di Nizza intende rivalutare il ruolo della scultura in Matisse, partendo da un altro presupposto: che la pratica della scultura, il modellamento dell’argilla e del gesso, sono stati invece centrali nella definizione del suo metodo artistico. Nelle serie come quella del «Nu couché», di cui il museo espone il bronzo del 1927 (nella foto), ogni scultura è un’opera a sé ma è anche una «tappa» verso l’opera finale. Da naturaliste le forme si fanno sempre più astratte. Le serie scultoree non sono altro che un esempio di quella «progressione formale» che Matisse cominciò ad applicare anche in pittura a partire dagli anni Trenta, fissando con molteplici foto e disegni tutte le «tappe» del suo processo creativo.

Luana De Micco