L’attualità del male

La storia del ’900 con gli occhi di Hannah Arendt

Berlino. Forse è la mostra dell’anno, di certo una delle più attese a Berlino e in tutta la Germania in questa primavera 2020, carica delle aspettative dei molti che cercano conforto nella cultura e risposte all’insostenibile banalità del nostro tempo: «Hannah Arendt e il XX secolo», curata da Monika Boll, giunge più che opportuna, e certamente in tal senso programmata, in una Germania che come le altre nazioni europee sta pericolosamente cadendo in alcuni ricorsi storici. A ospitarla è il Deutsches Historisches Museum – DAM dal 27 marzo al 18 ottobre: un invito a godere delle illuminanti interpretazioni del secolo breve date da una delle sue figure chiave, la filosofa ebrea di Hannover, naturalizzata americana, Hannah Arendt. Senza di lei «sarebbe impossibile comprenderne davvero la complessità», scrisse Amos Elon: senza la sua lettura e la sua testimonianza correremmo il rischio di inciamparci ancora. D’altro canto è stata proprio Arendt a creare due fra i più azzeccati termini/locuzioni che lo definiscono: «Totalitarismo» e «banalità del male»; le sue intuizioni rimangono incontrastate. La mostra legge il Novecento con gli occhi e la penna di una Arendt che attraversa le tappe più importanti della storia recente: il totalitarismo, la situazione dei rifugiati, l’era Adenauer, il processo a Eichmann, la segregazione razziale negli Usa, il sionismo, la Guerra Fredda con la minaccia nucleare, il femminismo e il movimento studentesco. Tutto viene passato al vaglio, analizzato e raccontato esprimendo giudizi fermi, argomentazioni esplosive supportate da un’immane preparazione scientifica. Nell’epoca dei facili populismi, la mostra si concentra soprattutto sullo sviluppo del giudizio e sulla lucidità, la preparazione e il coraggio che devono supportare chi lo esprime.

Francesca Petretto