La provocazione delle iperdonne

Torino. Nel suo lungo percorso di eccellente, provocatorio (e quindi controverso) fotografo, Helmut Newton (Helmut Neustädter, nato a Berlino nel 1920, naturalizzato australiano e scomparso in California nel 2004) ha creato un nuovo modo di fotografare la moda, introducendo sin dalla fine degli anni ’60 in quei servizi sino ad allora emotivamente asettici, elementi di morbosità e di voyeurismo che gli guadagnarono la fama di misogino e sfruttatore dell’immagine e del corpo femminile. Lui non si scomponeva, anzi, consapevole dell’effetto mediatico delle sue immagini, proseguiva sulla sua strada e rincarava, sostenendo che «bisogna essere sempre all’altezza della propria cattiva reputazione». Intanto, diventato una celebrità, ritraeva tutti i protagonisti della scena internazionale più patinata del tempo, da Andy Warhol (1974) a Gianni Agnelli (1997), a Paloma Picasso (1983), Catherine Deneuve (1976), Anita Ekberg (1988), Claudia Schiffer (1992, nella foto), Gianfranco Ferré (1996). Fino alla quasi centenaria Leni Riefenstahl, la fotografa e regista tedesca amica personale di Hitler, che Newton ritrasse nel 2000, nella potente immagine con cui si chiude la mostra che la GAM-Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea gli dedica fino al 3 maggio. La rassegna «Helmut Newton. Works», curata da Matthias Harder, direttore della Helmut Newton Foundation di Berlino (che produce la mostra con Civita Mostre e Musei) ripercorre il suo lavoro dai primi anni ’70 al 2000, esponendo 68 immagini: ritratti, campagne pubblicitarie e immagini celeberrime, specie di nudi femminili ipersessualizzati, scattate per importanti riviste internazionali e ripubblicate in libri e monografie. Immagini che provano come il suo non fu solo un «successo di scandalo», ma fu anche sorretto da un forte senso estetico e da una solida sapienza tecnica. A commento, l’omonimo volume di Taschen che, oltre alle fotografie in mostra, presenta un gran numero di altre immagini.

Ad.M.