Irriverenza e jet set

Per il mondo della moda degli anni ’70 e ’80 Antonio López è stato una figura mitica, espressione di quella società cosmopolita di creativi, artisti e socialite la cui vita, sempre «eccessiva», avrebbe condotto precocemente alla morte tanti dei suoi esponenti. Anche López, che era nato nel 1943 a Porto Rico, ed era cresciuto a New York, morì a soli 44 anni di Aids. Ma nel breve tempo in cui lavorò come illustratore di moda (per «New York Times», «Vogue», «Elle», «Harper’s Bazaar») e come fotografo e artista seppe lasciare un segno incisivo. A Milano, López fu chiamato nel 1980 da Anna Piaggi, che con Alberto Nodolini e Luca Stoppini aveva fondato «Vanity», rivista in cui la moda s’intrecciava con l’arte, il design, la cultura d’avanguardia. Inoltre, esponente com’era del «jet set», López ritrasse e intervistò personaggi come Grace Jones, Maria Callas, Paloma Picasso (nella foto), Jessica Lange, Jerry Hall e molti altri. In un’esplorazione della cultura più irriverente e visionaria di quegli anni, oltre 200 disegni originali, provini Kodak Instamatic, sequenze fotografiche, collage, diari e un documentario sono esposti fino al 13 aprile alla Fondazione Sozzani nella mostra «Antonio López, drawings and photographs», curata da Anne Morin, in collaborazione con The Estate and Archive of Antonio López and Juan Ramos, New York, Associazione Culturale Anna Piaggi e Fondazione Ottavio e Rosita Missoni.

Ada Masoero