Il prodigio del gongbi

Los Angeles. Nato in una famiglia di contadini di Taicang, nella Cina orientale, Qiu Ying (1494 ca-1552) fu uno dei più celebrati artisti della dinastia Ming. Fra i maggiori esecutori del gongbi, una tecnica pittorica realista caratterizzata da precisissime pennellate colorate, Qiu Ying condusse un’esistenza ancora in parte oscura agli storici. Sebbene illetterato, riuscì a circondarsi di una facoltosa cerchia di collezionisti fin dalla tenera età: una sorta di «bambino prodigio» a cui la maestria artistica permise di scavalcare i confini di classe. A questa figura enigmatica, eppure cardinale nella storia dell’arte cinese, il Lacma dedica fino al 17 maggio la prima mostra al di fuori del continente asiatico («Where the Truth Lies: The Art of Qiu Ying»). Il progetto espositivo traccia l’intera parabola artistica di Qiu a partire dai misteriosi esordi sino alla fama nazionale, consacrata dalla «nomina» di Maestro della Scuola Wu (insieme a Shen Zhou, Wen Zhengming e Tang Yin). Tra i capolavori in mostra, un rotolo dipinto raffigurante divinità legate a pianeti e costellazioni, e i dipinti tardi realizzati a Jiaxing presso il mecenate Xiang Yuanbian. La sezione finale esplora l’immenso lascito dell’artista attraverso opere di seguaci (tra cui la figlia Qiu Zhu), ed esemplari di falsi di epoca Ming e Qing, che rivelano la popolarità di Qiu Ying, forse il pittore più copiato di tutta l’Asia, nei secoli a venire. Nella foto, il Palazzo Jiucheng (1525-33 ca), Osaka, Museo di Belle Arti.

F.Flo.