I maestri e Margherita

Raffinata intellettuale con aperture internazionali, scrittrice, critica d’arte attenta alle avanguardie europee, ghost writer di Mussolini, Margherita Sarfatti, appartenente a una ricca famiglia ebraica veneziana, pagò lo scotto di essere una donna molto intelligente e tenace e di perseguire ambizioni maschili. Fra i suoi amici e conoscenti ebbe, tra gli altri, Marconi, Luigi Pirandello, Toscanini, Colette, Gide, Cocteau. Fu ricevuta dai Roosevelt alla Casa Bianca, con Diego Rivera visitò Città de Messico, Einstein le suonò una serenata. Nel 2015 è uscita la biografia scritta da Rachele Ferrario, seguita da una mostra tra il Museo del Novecento a Milano e il Mart di Rovereto. Fino al 9 aprile Fabrizio Russo (imparentato per via materna alla Sarfatti) propone la prima mostra in una galleria privata dedicata alla critica e all’arte italiana tra le due guerre con una cinquantina di opere di autori che vanno da Boccioni a Sironi, da Rosso a Balla (nella foto, «S’è rotto l’incanto», 1922), da Wildt a Fausto Pirandello, per la maggior parte appartenute alla critica. Si inizia con gli artisti artefici del primo rinnovamento dell’arte italiana all’alba del ’900, tra i quali Medardo Rosso con il bronzo «Femme à la voilette» (1928), fatto fondere dal figlio dello scultore appositamente per la Sarfatti, Wildt il bronzo «L’anima e la sua veste» (1922 ca). L’incontro con Umberto Boccioni, che fruttò un rapporto di stima e di amicizia (reciproca), tanto da acquisire un suo lavoro capitale, «Antigrazioso», è documentato dal pastello «Ritratto della Signora Nerina Piaggio» (1916). Affascinante e insolito il ritratto dedicatole da Mario Sironi, l’artista con il quale condivise le sue coraggiose e spietate battaglie per l’affermazione prima del Gruppo Novecento, subito dopo la presa di potere di Mussolini, poi del Novecento Italiano. Già nel 1931 la Sarfatti è messa da parte dal Duce, che affida la guida dell’arte italiana a Cipriano Efisio Oppo. Costretta a fare un passo indietro, rimane comunque un cardine potente nel sistema dell’arte, difendendo e appoggiando artisti lontani dai suoi indirizzi, come provano i documenti che continuano ad affiorare dagli archivi. Nel catalogo, oltre a uno scritto di Corrado Augias, saggi di Rachele Ferrario e di Fabio Benzi.

F.R.M.