Grotte delle meraviglie

Gli imponenti spazi ipogei della Domus Aurea, recentemente restaurati, ospitano per la prima volta un evento espositivo, connesso alle celebrazioni raffaellesche Dal 24 marzo al 10 gennaio 2021, nella Sala Ottagona e in alcuni ambienti limitrofi della colossale residenza neroniana, sarà allestita «Raffaello e la Domus Aurea. L’invenzione delle grottesche». L’esposizione interattiva e multimediale, curata da Vincenzo Farinella con Stefano Borghini e Alessandro D’Alessio, ricostruisce la scoperta delle pitture parietali della Domus che, sepolta sotto le sostruzioni delle Terme di Traiano a seguito della damnatio memoriae di Nerone, a partire dal XV secolo costituì fonte inesauribile d’ispirazione per gli artisti. Agli occhi di quanti si calavano dall’alto, le stanze interrate apparivano come grotte, da qui il nome di «grottesche» attribuito alle pitture che ne ornavano le pareti. Raffaello e la sua bottega, al pari di Pinturicchio, Filippino Lippi e Signorelli, attinsero a quelle figure fantastiche, dalla natura per metà umana e per metà vegetale, trasformandole nelle decorazioni per eccellenza della pittura di fine ’400. Celebre esempio ne è la Stufetta del cardinal Bibbiena, riccamente decorata in Vaticano dalla scuola di Raffaello e qui riprodotta grazie agli apparati multimediali. Gli stessi dispositivi immersivi consentono un viaggio attraverso secoli di storia e arte: dalla scoperta del Laocoonte, avvenuta nel 1506 nell’area della Domus, sino agli artisti novecenteschi, come Dalí, Ernst, Miró, che svilupperanno, con sensibilità moderna, onirica e surreale, il tema della grottesca. Nella foto, Georges Chedanne, «Il Laocoonte nella Domus Aurea», Rouen, Musée des Beaux-Arts.

Ar.An.